Le 4 facce del quadrato del divertimento milanese

Bèla, alùra? Bèla, alùra? El g’ha ol Suv Uhè. Testina cosa vuoi? El g’ha ol Suv. Inquina? Fatti tuoi! Gliel’ha comprato il Papi… c’ha la fabrichètta, parcheggia sui binari… E poi lo sposta? Senza fretta. Ma va in doppia fila? ‘Zz se ne frega, c’ha la pila… – Dj Ice

La grande città di Milano non può esimersi dal comportarsi come una qualunque cittadina di provincia. Anche a Milano non si può vivere nell’anonimato, impossibile non essere catalogati o far parte di una specifica razza. Chi ci prova e ci riesce ha però l’obbligo di considerarsi un emarginato.

Per cui piuttosto che il marchio dell’Uomo Qualunque è meglio trovare la propria posizione nel Quadrato Semiotico del divertimento a Milano. Il Quadrato, è la Bibbia che specifica i locali, i luoghi di ritrovo, del divertimento e della movida dove è possibile andare a secondo della razza di appartenenza: Radical Chic, Snob, Truzzo e Frikkettone, con gli ulteriori discrimini tra e Destra/Sinistra, Elitario/Collettivo.

Il Quadrato Semiotico è una genialata anche perché scritto apparentemente con nonchalance su un tovagliolino di carta, in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di potenti allucinogeni. Onore al merito degli ideatori che hanno poi avuto decine di imitazioni peggio della Settimana Enigmistica. Il Quadrato è dell’anno scorso, ma è sempre valido e ci ha offerto lo spunto per questo post e per tutti gli altri che verranno. Quindi grazie.

Detto questo, a scanso di equivoci e per aiutarvi a capire chi siete veramente (se sbagliate, a Milano fate la figura del pirla), ecco un breve vademecum su come è fatto, cosa pensa e che faccia ha, lo stereotipo di ciascuna razza.

Il Radical Chic veste cruelty-free

Il Radical Chic Twitta molto, ma riTwitta poco e solo Mentana (prima che dipartisse dalla voliera). E’ Internet dipendente, legge Repubblica online, Dagospia e ovviamente Wired. Non approfondisce, sa poco di tutto, ma ha sempre un’opinione che non si esime mai dall’esprimere in 140 caratteri lapidari.

Il Radical Chic legge Saviano, per forza, ama la Boccassini, a prescindere, mangia il sushi con le mani perché si fa così. Ovviamente non guarda la televisione (anche se, nel segreto della sua stanzetta …), ma sa che Amici, i talent e l’Isola gli fanno schifo. L’ha capito leggendo tutto al riguardo su Dagospia. Compra Vanity Fair per appoggiarlo sul tavolino in sala, ma si butta su Chi mentre attende il turno nello studio medico.

Ama dire che viaggia in treno ed è sempre politically correct per cui anche quelli regionali non puzzano mai. Anzi la fauna dei pendolari gli stimola pensieri sociali in 140 caratteri.

Non è ricco, ma si atteggia. Se è ricco si atteggia a ricco, ma si vede che gli dà un po’ fastidio. Ride alle battute altrui, ma lascia intendere che lo fa per compiacere. Il Radical Chic ama l’umanità e trova sempre il modo di farlo sapere. Ma siccome è contenuto per vezzo, la ama in 140 caratteri.

Sa stare con i giovani, sa stare con gli anziani, sa stare con le donne/uomini e con tutte quelle categorie di cui l’umanità è così simpaticamente composta. Il Radical Chic si assolve sempre, ma con aria di dispiacersi.

Nell’uomo la sciarpetta hindi non manca mai, stropicciata e vissuta, nella donna RC la borsa è sempre cruelty-free. Fuma canne con moderazione, ma sa tutto sull’Mdma e i benefici per la salute. Parla bene inglese perché un giorno lascerà tutto questo e si rifugerà nel Chiantishire.

Lo Snob va a Curma o a Santa

Lo Snob non sopporta tutto quello che è troppo snob. Se è troppo snob è kitsch. Ma il kitsch è molto snob perché il resto del mondo lo considera kitsch. Insomma lo Snob decide di volta in volta a seconda di come si pongono il mondo e i Radical Chic. Ma lo snob non si cura delle cose del mondo, perché lo sorvola. O meglio, è il mondo che gli scorre sotto. La fatica infatti è molto poco snob. Così il cagnolino è di piccola stazza che può fare cacchina anche in casa. C’è chi pulisce e deodora.

Lo Snob veste sobrio. Piccoli dettagli però fanno capire che è Snob. Ad esempio quando prima di guardarti in faccia scruta come sono vestiti i tuoi piedi (le scarpe insomma). E’ lì che lo Snob capisce tutto del proprio interlocutore. E’ razzista in stile KKK, ma mai si sognerebbe di esprimere un giudizio, un pensiero malevolo. E’ ovvio che neri e rom sono diversi. Punto.

Lo Snob non è Internet dipendente, ma anche leggere su carta non è tra le priorità. Quello che c’è da sapere su Milano arriva con il passa-parola. Tutto il resto sono piccole cose umane che scivolano via. Le notizie importanti sono quelle relative al Giangi, alla Milly, al Billy e alla Sissi.

La vacanza non è mai una priorità, anche perché a Cortina, Curma, Madonna, Selva (quando si sente trasgressivo) Portofino e Santa ha la seconda e terza casa, ça va sans dire, e anche con dir un po’ annoiato.

Briatore è ovviamente un parvenue, anche se adesso che col Billionaire ha fatto il business (parola anch’essa un po’ noiosa) con Far East Leisure di Singapore ha guadagnato qualche punto. Non sta più alla cassa.

Lo Snob a Milano abita in vie dai nomi che solo pochi conoscono, non sta neanche a spiegare perché. Lo Snob, al contrario del Radical Chic, non è proprio pulitissimo. Non ne ha bisogno. Solo quando serve. All’occorrenza.

Il Truzzo lovva

Il Truzzo Lovva ed è un personaggio un po’ ambiguo. Se hai tra i 15 e i 20 anni individui subito il Truzzo. Se sei più anziano devi avere dei punti di riferimento, tipo quello che gli esce dalla bocca.

Ok che in genere è giovane e quando cresce non lo capisce, ma il gergo lo contraddistingue. Es.: “Bella raga! ‘stase andiamo sui navigli a fare casino” o anche “Minchia boh! Pauraaa” o in estrema sintesi “Negativo…”.

Ai Truzzi piace menare le mani, in genere quelle di un cuggino o della cumpa. I miti del Truzzo, passati Scemo più Scemo 1, 2 e 3, sono tutti concentrati al Colorado Cafè.

Il Truzzo Lovva la musica House, Lovva i vestiti firmati, Lovva le canotte e gli occhialoni rigorosamente D&G (brand mai sotto i 20 cm quadrati), Lovva le fibbie della cintura sopra il chilo di peso, Lovva da matti Facebook, Youtube, ma non Twitter, troppo ristretto e intellettuale.

Il Truzzo giovane ha un obiettivo nella vita insultare un Emo. Il Truzzo quando cresce senza rendersene conto si trova spaesato e fa una gran pena, ma occhio che è irascibile e quindi continua a minacciare il mondo col cuggino e la cumpa ormai dissolta in famiglie con bambini.

Il Truzzo se fa qualcosa di illegale lo beccano subito. Ma solo perché è ingenuo e mentre si fa una canna da 10 grammi, gira in macchina ubriaco, vomita sul monumento, si fa riprendere col cellulare da un amico e posta immantinente su Youtube e Facebook, taggando il mondo, parenti e poliziotti compresi.

Nella borsa delle donna Truzza c’è di tutto, soprattutto l’inutile e lo scaduto. Nel cervello del Truzzo c’è solo e sempre il tum-pum-tupum-pum-tupum-pum-pum di un pezzo House. Quando cresce il Truzzo capisce di essere invecchiato perché fa il venditore. Massimo rispetto!

Il Frikkettone è un aspirante Radical Chic

Il Frikkettone ha origine antiche, ma ormai tradite. Una volta hippie e figlio dei fiori, dopo la diaspora del Parco Lambro, è diventato parte integrante del sistema. Insomma senza i Frikkettoni, i Radical Chic, gli Snob e i Truzzi di Milano non avrebbero potuto provare l’ebbrezza di varcare la soglia di un Centro Sociale.

I migliori Centri Sociali di Milano sono quelli che hanno fatto i soldi, ma non per colpa loro e anzi con loro grande disappunto. I personaggi che hanno fatto i soldi sono pochi, tutti gli altri hanno preso le mazzate per impedire che li sgombrassero impedendo così ai pochi di continuare a vendere birre e piatti di riso thailandese senza scontrino. Ma vuoi mettere il Garibaldi Anni ’90, il Conchetta di Primo Moroni, il Leonca di Via Leoncavallo, il Torchiera e il Vittoria?

Insomma il Frikkettone giovane si beve tutte le panzane dei Frikkettoni vecchi che nel frattempo sono diventati Radical Chic. Il Frikkettone giovanissimo aspira a diventare un punkabbestia con canile al seguito mentre odia i pendolari in metropolitana. Chi ci riesce e ha il tempo di farlo è perché è destinato a diventare entro i 28 anni un Radical Chic grazie al babbo architetto o avvocato.

Il Frikkettone mentre si bombarda di canne e punk-rock d’antan ama parlare dei diritti degli Indios del Ciapas, proprio come Gaber al bar Casablanca (“Seduti all’aperto/con una Gauloise/ la Nicon, gli occhiali/i titoli rossi dei nostri giornali/parliamo parliamo/di rivoluzione/di proletariato”). Sembra uno stereotipo, ed infatti lo è.

Il Frikkettone ha spesso un libro nella borsa a tracolla, anche lui Saviano, per forza, ma anche la vecchia guardia, da Bukowski a Salinger a Kafka d’ordinanza, Heidegger se iscritto a filosofia. La speranza è che crescendo continui almeno a firmare le petizioni online.

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